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Lo Yoga come ierofania e il ruolo delle immagini interiori in prospettiva eliadeana

2026-04-21 08:00

Fondazione Yoga Sestri Levante

Dee greche, Mitologia e origini, Simboli e iconografia, Rituali e pratiche, Archetipi e psicologia, mircea-eliade, asana-simboliche, imagery, rito-contemporaneo, sacro-e-profano, ierofania,

Yoga come yerofania

Il corpo diventa ierofania: nello Yoga e nell’Imagery, gesto e immagine si uniscono per rivelare che il sacro abita la nostra esperienza più intima.

YEROFANIA

Il corpo diventa ierofania: nello Yoga e nell’Imagery, gesto e immagine si uniscono per rivelare che il sacro abita la nostra esperienza più intima.   

 

Mircea Eliade, storico delle religioni e grande i nterprete delle tradizioni spirituali, ha mostrato come i simboli, i miti e i riti siano espressioni universali della ricerca del sacro. In testi fondamentali come Lo Yoga. Immortalità e libertà (1954) e Il sacro e il profano (1957), Eliade ha sottolineato che l’essere umano non vive mai solo in un mondo “profano”: ogni gesto, immagine o rito può diventare rivelazione del sacro, una ierofania, cioè una manifestazione del divino.

 

Il corpo come luogo sacro

 

Nella prospettiva eliadeana, il corpo nello Yoga non è soltanto materia, né semplice strumento ginnico. È un simbolo vivente, un luogo in cui si manifesta il sacro. Ogni asana diventa un gesto rituale che riconnette il praticante al cosmo, al tempo originario in cui mito e vita erano inseparabili.

Eliade ci ricorda che la pratica yogica ha una dimensione iniziatica: attraverso respiro e postura, l’individuo esce dalla temporalità quotidiana e accede a una dimensione “altra”, in cui sperimenta un contatto con ciò che trascende.

 

Imagery come rito interiore

 

Se lo Yoga trasforma il corpo in ierofania, l’Imagery trasforma la psiche in un tempio di simboli. Le immagini interiori non sono fantasie arbitrarie, ma rivelazioni di un mondo profondo che, proprio come i riti arcaici descritti da Eliade, permettono all’essere umano di rivivere esperienze originarie di trasformazione.

Quando evochiamo una divinità o un archetipo attraverso l’Imagery, compiamo un atto simile a quello del rito antico: riattualizziamo il mito, lo riportiamo nel presente, lo rendiamo esperienza vissuta.

 

L’unione di corpo e immagine

 

L’integrazione tra Yoga e Imagery, letta in chiave eliadeana, assume allora un significato particolare:

 

  • Il corpo, attraverso lo Yoga, diventa rito vivente, ierofania del sacro.
  • La psiche, attraverso l’Imagery, diventa custode di simboli che si manifestano come esperienze trasformative.

 

Insieme, le due pratiche restituiscono all’essere umano un senso di totalità: non più separazione tra gesto e immagine, tra corpo e mito, ma un’unica esperienza unitaria che ci riconnette alle radici profonde della spiritualità.

 

Una nuova via iniziatica 

 

Seguendo Eliade, possiamo dunque affermare che l’unione di Yoga e Imagery inaugura una nuova forma di rito contemporaneo: un percorso iniziatico che non appartiene più soltanto ai templi antichi, ma si svolge nel corpo e nell’anima di ciascun praticante.

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Il tappetino da Yoga diventa così uno spazio sacro, e le immagini interiori un linguaggio rituale che ci accompagna verso l’esperienza del trascendente. In questo incontro, corpo e psiche si trasformano insieme, rivelando che il sacro non è mai altrove, ma abita nel cuore stesso della nostra esperienza umana.

 

 

 

 

 

 

 

Immagine: Mircea EliadeUn custode del sacro, trasfigurato in immagine simbolica.

                                         

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