logofondazionesito

FONDAZIONE YOGA - Sestri Levante, 16039​ (GE) Liguria-Italy


facebook
instagram
whatsapp
logofondazionecanva

Info& Contatti

Info& Contatti

Attività

Attività

FONDAZIONE YOGA 

Sede legale: 

Via Antica Romana Orientale, 46-Sestri Levante 16039 GE

Cell. 339 568 15 39

FONDAZIONE YOGA 

Sede legale: 

Via Antica Romana Orientale, 46-Sestri Levante 16039 GE

Cell. 339 568 15 39

Blog

 

Pratiche Yoga e Seminari

 

Pratiche Yoga e Seminari


facebook
instagram
whatsapp

​fondazioneyogasestrilevante@gmail.com

Lo statuto

www.fondazioneyoga.org 

 © All Right Reserved 2026 FONDAZIONE YOGA

Associazione culturale senza fini di lucro - C.F. 93194210238

Elena: il volto del desiderio e dell'ambiguità

2026-06-14 17:33

Fondazione Yoga Sestri Levante

Donne del mito, Mito e narrazione, Figure e conflitti, Simboli e rappresentazioni, Archetipi femminili, Filosofia e mito, Mito e psiche, Il mito oggi, donne-e-mito, elena-di-troia, tragedia-greca, euripide, iliade, odissea,

Elena di Troia con copricapo regale. Rielaborazione grafica da Gaston Bussière

Elena attraversa i secoli come figura dell’ambiguità femminile: bellezza e colpa, desiderio e conoscenza, illusione e verità

Elena di Troia nel mito greco.Rielaborazione grafica da Gaston Bussière

Rielaborazione da: Elena di Troia di Gaston Bussiére

 Elena attraversa i secoli come figura dell’ambiguità femminile: bellezza e colpa, desiderio e conoscenza, illusione e verità

 

Elena non è soltanto una donna: è un simbolo, un nome che in greco designa l'oggetto stesso del desiderio. Come osserva Nicole Loraux, se all'inizio c'è la guerra, all'inizio della guerra c'è sempre Elena» e con lei «la dolorosa lussuria» che spinse Paride a sceglierla, un mattino, nella valle dell'Ida.

 

Origini divine e destino umano

 

Elena nasce dall’unione tra Zeus, che aveva assunto le sembianze di un cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Dall’amplesso divino nasce un uovo, dal quale emerge la piccola Elena, già dotata di una bellezza che avrebbe segnato il suo destino. In un’altra versione del mito, la madre non sarebbe Leda ma Nemesi, figlia della Notte e personificazione della vendetta divina: trasformata anch’essa in cigno per sfuggire a Zeus, fu catturata dal dio e solo Leda avrebbe poi custodito l’uovo.

 

In realtà, gli antichi raccontano che le uova furono due: da uno nacquero Elena e Clitennestra, dall’altro i Dioscuri, Castore e Polluce.

Quando giunse all’età da marito, il padre terreno, Tindaro, indisse una gara per la sua mano, come si usava tra le famiglie regali. I pretendenti erano molti, e fu Ulisse a suggerire al re un modo per evitare futuri conflitti: ciascuno dei candidati avrebbe giurato di difendere il marito prescelto, qualora Elena fosse mai stata rapita. Alla fine, il prescelto fu Menelao, re di Sparta.

 

Il tradimento di Elena

 

Un giorno, però, mentre Menelao era lontano, Elena salì sulla nave del principe troiano Paride — lo stesso che, anni prima, aveva scelto Afrodite come dea più bella, ottenendo in cambio la promessa dell’amore della donna più desiderata del mondo. Quando Elena partì, i Greci mantennero il giuramento: un intero esercito si mosse contro Troia, guidato da Agamennone, fratello di Menelao.

 

Dopo la lunga guerra, Menelao ritrovò Elena. In un primo momento volle ucciderla, ma poi, come rapito di nuovo dal suo fascino, la riportò con sé a Sparta, dove visse come regina onorata e, dopo la morte, fu venerata come una dea.

 

È una storia strana, quella di Elena. In Grecia, l’adultera era considerata tra le donne più spregevoli, eppure Elena fu assolutamente unica: la sua colpa appariva tanto grande quanto il suo mistero. Fu per questo che, attorno alla sua figura, i Greci iniziarono a interrogarsi sul significato stesso della colpa, del volere e del destino. Perché Elena era andata a Troia?

 

Nel suo Encomio di Elena, il sofista Gorgia da Lentini propose le prime riflessioni su questo enigma: forse per volontà del caso, per decisione degli dèi, per un decreto della necessità, o perché costretta dalla violenza. Oppure, più semplicemente, spinta da Eros. In ogni caso, conclude Gorgia, Elena va assolta.

 

L’Elena dell’Iliade: desiderio e vergogna

 

La prima volta che Elena appare nell’Iliade, la troviamo intenta a tessere. Sul tessuto di porpora, racconta Omero, «ricamava le molte prove che gli Achei subivano per lei sotto la forza di Ares». È un’immagine folgorante: la donna causa della guerra che, con gesto paziente, intreccia sulla tela la storia della distruzione che porta il suo nome.

 

Nel poema, Elena parla di sé con parole dure, chiamandosi «faccia di cagna», maledicendo la propria bellezza e la viltà di Paride. Per gli uomini è thàuma — un prodigio — ma per Troia è pèma, un flagello.
Eppure, di lei Omero non dice quasi nulla del corpo: la sua bellezza resta invisibile, indicibile, pura potenza di seduzione. È circondata dall’hìmeros di Afrodite, «il desiderio irresistibile che accompagna la dea», quella forza che piega ogni volontà e fa dire ai vecchi troiani, vedendola passare: «terribilmente, a vederla, somiglia alle dee immortali».

 

L’hìmeros di Elena, nota ancora Loreaux, non è quasi mai il desiderio che lei prova, ma quello che suscita. Elena è oggetto, non soggetto del desiderio — luce che attira e consuma, «luce che fa risplendere l’orrore», come la definisce Eschilo nell’Agamennone.

 

L’Elena di Euripide: la verità e l’ombra

 

Nella tragedia che porta il suo nome, Euripide ribalta ogni certezza. Non fu Elena a fuggire con Paride, ma un suo simulacro. Ermes, per volontà degli dèi, l’aveva nascosta in una nube, e la vera Elena visse in Egitto, ospite del re Proteo. La guerra di Troia, dunque, sarebbe stata combattuta per un’ombra, per un’immagine. Con una lucidità quasi moderna, Euripide fa vacillare la frontiera tra realtà e illusione, colpa e innocenza.

 

Le Troiane: accusa e difesa

 

Anche nelle Troiane, la voce di Elena è insieme difesa e confessione. Con queste parole si rivolge a Menelao:

 

Ma adesso è a me stessa e non a te che voglio rivolgere una domanda: che cosa mi passava per la testa quando me ne andai via di casa per seguire lo straniero, tradendo la mia patria e la mia casa? è la dea che devi punire e diventare più potente di Zeus, che esercita il suo dominio su tutte le altre divinità, ma è schiavo di Afrodite.

 

Ma Ecuba la inchioda con parole spietate:

 

Mio figlio era bellissimo e la tua mente, a vederlo, è diventata Afrodite; tutte le pazzie sono Afrodite per i mortali. E tu sei impazzita, quando lo hai visto nelle sue vesti barbariche, tutto fulgido d’oro. In Argo vivevi con poco… la reggia di Menelao non ti bastava per sfogare la tua smania di lusso.

 

L’Elena dell’Odissea: la parola che cura

 

Nel poema del ritorno, Elena è ormai regina di Sparta. Non più la donna della discordia, ma colei che conosce il dolore. Durante un banchetto in cui gli ospiti, tra cui Telemaco, si struggono ricordando Ulisse, Elena versa nel vino il nepente, la bevanda che fa dimenticare il dolore e placa la tristezza. Non domina più la scena attraverso la bellezza, ma attraverso la parola e il gesto della cura. L’antica potenza seduttiva si è trasformata in compassione, in consapevolezza. È la maturità del femminile che riconcilia Eros con la saggezza.

 

Elena, archetipo dell’ambivalenza

 

Dalla sua nascita divina alla sua metamorfosi regale, Elena attraversa i secoli come immagine dell’ambiguità femminile: bellezza e colpa, desiderio e conoscenza, illusione e verità. Per i Greci fu simbolo dell’alterità che attrae e spaventa, dell’enigma del femminile che non si lascia ridurre a spiegazione. Ma per noi, oggi, può essere figura della complessità, della libertà di non essere una sola cosa, di abitare i contrari senza dover scegliere.

 

Elena non è più la causa della guerra, ma la voce che ci invita a guardare oltre il mito: a riconoscere nel volto del desiderio la nostra stessa ricerca di senso, d’amore e di perdono.

 

Letture consigliate

Euripide, Elena e Le Troiane 

Omero, Iliade e Odissea
Gorgia, Encomio di Elena 

Eva Cantarella, L’amore è un dio 
Nicole Loraux, Il femminile e l’uomo greco

 

Illustrazione a carboncino ispirata al Respiro delle onde

Il respiro delle onde

 

Siediti in una posizione comoda. Lascia che il respiro trovi il suo ritmo naturale.

Inspira lentamente dal naso, come un’onda che sale.

Fermati un istante, al culmine del respiro.

Poi espira dolcemente, come un’onda che si ritira.

Fermati di nuovo, un breve momento, nello spazio vuoto.

Continua così, senza forzare.

C’è un tempo per salire
e un tempo per lasciare.

Tra le cime e le valli del respiro,
non c’è errore.

Solo movimento.

Iscriviti alla Newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità: seminari, corsi e approfondimenti del blog.