
Rielaborazione da: Pandora di Charles Edward Perugini
Quando Pandora aprì il vaso proibito, tutti i mali del mondo si dispersero tra gli uomini. Ma insieme al dolore, il mito greco consegnò ai secoli anche un’altra domanda: perché il desiderio di sapere è stato attribuito a una donna?
All’origine delle differenze di genere
C’è stato un momento, nella storia del pensiero occidentale, in cui la distinzione tra maschile e femminile si è tradotta nell’idea che le donne fossero inferiori agli uomini. La prima traccia di questa visione nasce nel mito greco, a conferma di quanto profondamente le nostre radici affondino in quel mondo.
I miti, trasmessi per secoli dagli aedi e dai rapsodi prima ancora che dalla scrittura, raccontavano in forma simbolica le origini del cosmo e dell’uomo. La storia della prima donna, Pandora, ci è stata tramandata da Esiodo, poeta-contadino del VII secolo a.C., che la pose al centro di un racconto destinato a segnare la percezione del femminile per millenni.
Origine e mito
Pandora, dice Esiodo, fu creata per punire gli uomini della colpa di Prometeo, che aveva rubato il fuoco agli dèi per donarlo all’umanità, rendendola simile agli immortali. Fu Efesto a darle forma, impastando acqua e terra; Afrodite le offrì grazia e desiderio, Ermes invece la mente sfrontata e la lingua ingannatrice. Così nacque kalon kakon — “il male così bello” — un inganno a cui nessuno poteva sottrarsi. Gli uomini ne rimasero stregati, vittime del suo fascino e del suo mistero.
Pandora non è Eva
Pandora è stata spesso definita l’Eva greca, ma le differenze sono profonde. Eva, plasmata dalla stessa carne di Adamo, nasce per esserne compagna; Pandora, invece, è altra, creata da una sostanza diversa, inviata come dono e al tempo stesso come condanna. Epimeteo, “colui che vede dopo”, non seppe resisterle e la accolse nella sua casa, ignorando gli ammonimenti del fratello Prometeo, ”colui che prevede”.
A Pandora era stato proibito di aprire un vaso, ma, ci avverte Esiodo, la curiosità, tratto “naturale” del femminile, la spinse a farlo. Tutti i mali del mondo si dispersero allora tra gli uomini, e solo Elpis, la Speranza, rimase sul fondo. Da Pandora, racconta il poeta, ebbe origine “la stirpe delle donne”, “il genere maledetto”.
Il femminile come enigma
Per i Greci, il mistero del femminile era così indecifrabile da essere associato a quello della morte. Le figure che ne custodivano il simbolo — Ecate, Persefone — erano anch’esse donne, portatrici di soglie e trasformazioni.
Il Biasimo delle donne di Semonide: dieci nature femminili
Nel VI secolo a.C., il poeta giambico Semonide di Amorgo ne confermò la visione nel suo Biasimo delle donne, dove immaginò dieci tipi femminili, ciascuno tratto da un animale: la scrofa, la volpe, la cagna, la donnola, la cavalla, la scimmia...
Estratti dal Biasimo delle donne
L’indole della donna Zeus la fece diversa.
Una deriva dalla scrofa setolosa; la sua casa è una lordura, un caos. la roba rotola per terra. Lei non si lava; veste panni sozzi e stravaccata nel letame ingrassa…
Una viene dall’asina, paziente alle botte. Costretta e strapazzata, il lavoro tollera. Se no mangia, rincantucciata, accanto al fuoco; avanti notte, avanti giorno, mangia. Così come si prende per amante chiunque venga per fare l’amore.
Viene dal mare un’altra e ha due nature opposte: un giorno ride, tutta allegra, sì che a vederla in casa uno l’ammira… Un altro giorno non la sopporti neppure a vederla o ad andarle vicino: fa la pazza, e chi s’accosta, guai!
Tutte, tranne una, sono incarnazioni di vizi e difetti. Solo quella nata dall’ape era degna di lode, Fortunato chi se la prende, commenta il poeta.
Gerarchie di genere
Da allora, la differenza tra i sessi si è spesso tradotta in gerarchia. Persino Jacob Grimm, secoli dopo, trovò modo di esprimerla nella lingua: le vocali, più semplici e fluide, sarebbero femminili; le consonanti, più solide e strutturate, maschili. La forma attiva del verbo, maschile; quella passiva, femminile.
Pandora oggi: la donna che apre il mondo
Eppure, dietro il mito di Pandora, possiamo leggere un’altra storia. Quella di una donna che osa aprire il vaso del mondo, dischiudendo la conoscenza insieme al dolore. La sua curiosità, tanto condannata, è anche la scintilla dell’evoluzione: la spinta a interrogare, a non restare chiuse nel limite imposto. Pandora continua così a parlarci del rischio e del coraggio insiti nel desiderio di sapere; un atto che, allora come oggi, può costare caro, ma senza il quale nessuna trasformazione è possibile.
Letture consigliate
Esiodo, Teogonia
Semonide di Amorgo, Il biasimo delle donne
Eva Cantarella, Gli inganni di Pandora
Vernant & Vidal-Naquet, Mito e tragedia nell’antica Grecia
Nicole Loraux, Il femminile e l’uomo greco

Il respiro del vaso che si apre
Seduta in una posizione comoda, porta le mani a coppa sotto l’ombelico, come se custodissi un piccolo vaso.
Chiudi gli occhi.
Inspira lentamente dal naso, immaginando di riempire quel vaso di aria e di luce.
Espira dolcemente dalla bocca, come se qualcosa si liberasse — senza sforzo, senza trattenere.
Continua così per alcuni respiri.
Ad ogni inspirazione, accogli.
Ad ogni espirazione, lascia andare.
Non tutto ciò che esce è male.
Non tutto ciò che resta è salvezza.
Resta in ascolto.

